Giungono sempre più numerose notizie di interventi
della giustizia sul tema del risarcimento del danno ambientale.
Parigi, gli Usa e, in Italia, le Corti costituzionali italiana, francese,
portoghese e spagnolo, parlano del dovere di valorizzare
l’azionabilità dei diritti

Da Parigi giunge la bella notizia che il Tribunale   ha condannato per la prima volta lo Stato francese a indennizzare vittime di smog a causa del superamento della soglia di inquinamento nella regione di Parigi. Nell’indifferenza di Stati e governi, ci pensano i tribunali ad accogliere le istanze che provengono dalle vittime dei disastri ambientali. Sono ancora timidi passi ma significativi nella prospettiva che sia la giustizia climatica a sollecitare provvedimenti di salvaguardia del genere umano e dell’ambiente.

La condanna sulla base di due sentenze del tribunale amministrativo di Parigi “inedite e importanti“, come ha indicato all’agenzia France Presse l’avvocato delle famiglie, François Lafforgue. La sentenza riguarda il caso di due bimbi vittime di bronchioliti e otiti a ripetizione nei primi due anni di vita. Entrambi risiedono nella regione parigina a meno di 1 km dal Boulevard Péripherique, il raccordo anulare che circonda la capitale della Francia. Già nell’ottobre 2022 -comunica l’ANSA- lo Stato fu condannato a sborsare 20 milioni di euro, poiché ritenuto dal Consiglio di Stato responsabile della cattiva qualità dell’aria.

 

In Francia, secondo l’organismo Santé Publique France, sono 40.000 i decessi attribuibili ogni anno alle polveri sottili. In Italia, secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, sono oltre 50mila morti premature ogni anno, per l’esposizione eccessiva ad inquinanti atmosferici, tra cui le polveri sottili (in particolare Pm2,5), gli ossidi di azoto (in particolare l’NO2) e l’ozono troposferico (O3), tutti gas climalteranti. Pensiamo se tutte queste vittime decidessero di chiedere il risarcimento allo Stato italiano, tutte insieme.

Intanto, negli Stati Uniti, il conglomerato industriale 3M, tra i principali produttori di plastiche al mondo, noto in Italia per i Post-It e i nastri adesivi, ha annunciato che pagherà 10,3 miliardi di dollari in 13 anni per chiudere numerose richieste di risarcimento da parte dei sistemi idrici pubblici statunitensi che hanno accusato 3M di contaminare le loro forniture. Si tratta dei cosiddetti prodotti “chimici per sempre” (sostanze polifluoroalchiliche note come Pfas) utilizzati in tutto e responsabili di aver contaminato l’acqua potabile. Noti negli Stati Uniti come “forever chemical“ perché non si degradano naturalmente nell’ambiente, i Pfas sono stati collegati a una serie di problemi di salute, tra cui danni al fegato e a sistema immunitario, e alcuni tipi di cancro. Noi ne abbiamo parlato, a proposito dell’inquinamento delle falde acquifere in Veneto, lo scorso 23 marzo (Ancora PFAS ovunque, sollecitiamo la memoria, qui). La decisione del colosso statunitense arriva dopo circa 4.000 azioni legali da parte di Stati e comuni e poche settimane dopo che altre tre società, Chemours, DuPont e Corteva, hanno annunciato che avrebbero pagato più di 1 miliardo di dollari per risolvere le cause legali sui Pfas.

 

Il tema del risarcimento del danno ambientale e quindi apertissimo e di grande attualità e meriterebbe maggior attenzione da parte delle organizzazioni ambientaliste e dei consumatori, peraltro titolate a proporre delle class action.

In Italia, il 22 giugno, si è svolto il IV incontro Quadrilaterale tra la Corte costituzionale italiana, il Consiglio costituzionale francese e i Tribunali costituzionali portoghese e spagnolo. Il tema è stato: “I Diritti delle Future Generazioni: Ambiente e Salute”. “I giudici costituzionali dei quattro paesi dell’Europa meridionale e mediterranea hanno affrontato” -riferiscono in un comunicato stampa- “alcuni punti cardinali dell’ampio dibattito suscitato dalla recente sentenza della Corte costituzionale federale tedesca, che ha giudicato poco ambiziosa, in relazione ai diritti delle future generazioni, la legge del 2019 che regola in Germania le misure per limitare le emissioni di gas nell’atmosfera entro il 2030. Guardando all’impatto causato dai cambiamenti climatici, e alle conseguenze che essi possono determinare per l’ambiente e per la salute delle popolazioni, la prima necessità rilevata dai giudici costituzionali riuniti a Roma è stata quella di valorizzare l’azionabilità dei diritti e stimolare il legislatore a intervenire con misure incisive. La domanda sullo sfondo è come far valere i diritti delle future generazioni riferendosi a chi non è ancora nato e tenere, al tempo stesso, presenti le pretese dei più giovani, già esposti ai gravi rischi del cambiamento climatico”.  E ancora “Anche per questi motivi, le Corti costituzionali hanno il dovere di innalzare il livello di consapevolezza, di scuotere le coscienze e di consolidare la tutela dei diritti, perché la salvaguardia dell’ambiente così come la difesa della salute pubblica costituiscono beni indivisibili. Basandosi sui principi cardine di non regressione, di proporzionalità e di solidarietà, le Corti devono prendere certamente in considerazione l’oggi ma devono proiettare lo sguardo verso il domani”.

Anche noi volgiamo lo sguardo al domani con l’auspicio che i principi espressi dalle corti costituzionali, diventino patrimonio comune in tutto il sistema giustizia.

Giuseppe d’Ippolito, Website Founder

 

Aggiornamento su Summit di Parigi (22-23 giugno) un Nuovo Patto Di Finanziamento Globale. 

Nel nostro precedente intervento, raccontavamo del vertice internazionale di Parigi, in corso mentre scrivevamo, con l’obiettivo di costruire un nuovo patto tra i paesi del Nord e del Sud del mondo per affrontare il cambiamento climatico e le esigenze di sviluppo (qui). Come è andata a finire? Di seguito, il resoconto di euronews.com.

Vertice di Parigi su finanza e clima chiude senza progressi.
Al vertice globale su finanza e clima di Parigi, voluto dal presidente francese Emmanuel Macron, i partecipanti si sono trovati d’accordo su molte questioni, ma hanno fallito su altre, tra cui la creazione di una tassa sulle emissioni di gas serra prodotte dal trasporto marittimo internazionale, o la concretizzazione della promessa di trasferire 100 miliardi di dollari ai Paesi poveri attraverso il Fondo monetario internazionale. Diversi leader mondiali hanno dato il loro consenso all’idea di riformare la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo e il Fondo Monetario Internazionale, le cosiddette istituzioni di Bretton Woods create dopo la Seconda guerra mondiale. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha chiesto di fare tabula rasa. Parole che non hanno sorpreso il presidente francese, che ha parlato di “consenso totale” nel riformare le organizzazioni finanziarie globali per renderle “più efficienti, più giuste e più adatte al mondo di oggi”. A Parigi erano presenti anche attivisti per il clima come Greta Thunberg, per ricordare ai leader mondiali che la logica del denaro sta uccidendo il pianeta.”

G.d.I.


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