Si sta svolgendo in queste ore a Parigi (22-23 giugno) un Vertice per un Nuovo Patto Di Finanziamento Globale (qui) dal titolo Costruire un Nuovo Consenso per un Sistema Finanziario Internazionale Più Inclusivo. Obiettivo: costruire un nuovo patto tra i paesi del Nord e del Sud del mondo per affrontare il cambiamento climatico e le esigenze di sviluppo. Il Summit si è aperto con una dichiarazione di Mia Mottley, Primo Ministro di Barbados: “Le risposte della comunità internazionale sono attualmente frammentarie, parziali e insufficienti. Chiediamo pertanto una revisione fondamentale del nostro approccio. Insieme, dobbiamo costruire un sistema finanziario internazionale più reattivo, più equo e più inclusivo per combattere le disuguaglianze, finanziare la transizione climatica e avvicinarci al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile”. Ha fatto seguito la dichiarazione di Emmanuel Macron, Presidente della Repubblica francese: “Faremo un passo importante, poiché cominceremo stabilendo un nuovo consenso. La lotta alla povertà, la decarbonizzazione della nostra economia per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 e la tutela della biodiversità sono strettamente intrecciate. Dobbiamo quindi concordare insieme i mezzi migliori per affrontare queste sfide nei paesi poveri ed emergenti del mondo in via di sviluppo, quando si tratta dell’ammontare degli investimenti, della riforma globale delle infrastrutture come la Banca Mondiale, il FMI, e il pubblico e fondi privati e come avviare un nuovo processo”.
Ottime dichiarazioni d’intenti che speriamo portino a risultati condivisi e coerenti con queste affermazioni. Ve ne daremo conto nei prossimi giorni.
Per intanto, registriamo, in apertura del Summit un importante appello dei leaders mondiali (esclusa l’Italia) che trascriviamo, di seguito, senza ulteriori commenti se non uno: staremo a vedere e verificheremo gli impegni presi.
G.d.I.

Una transizione ecologica che non lasci indietro nessuno

Stiamo lavorando con urgenza per migliorare le condizioni delle persone e del pianeta. Una serie di shock concomitanti ha messo a dura prova la capacità dei diversi Paesi di affrontare la fame, la povertà e le disuguaglianze, creare resilienza e investire nel proprio futuro. Le vulnerabilità legate al debito nei Paesi a basso e medio reddito rappresentano un ostacolo importante alla loro ripresa economica e alla loro capacità di realizzare investimenti cruciali a lungo termine.

Stiamo lavorando con urgenza per combattere la povertà e le disuguaglianze. Negli ultimi tre anni, circa 120 milioni di persone sono precipitate nella povertà estrema e siamo ancora ben lontani dal raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite entro il 2030. Dobbiamo, perciò, collocare le persone al centro della nostra strategia per migliorare il benessere umano ovunque nel mondo.

Puntiamo a un sistema che possa rispondere meglio alle esigenze e alle vulnerabilità legate allo sviluppo, oggi accentuate dal rischio climatico, le quali potrebbero indebolire ulteriormente la capacità dei Paesi di eliminare la povertà e realizzare una crescita economica inclusiva. I cambiamenti climatici daranno luogo a disastri sempre più gravi e frequenti, che colpiranno in modo sproporzionato le popolazioni più povere e vulnerabili in ogni angolo del pianeta. Queste sfide non conoscono confini e rappresentano una minaccia esistenziale per le società e le economie.

Vogliamo che il nostro sistema renda un servizio migliore al pianeta. La transizione verso un mondo a “zero emissioni nette” e gli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima offrono a questa generazione l’opportunità d’inaugurare una nuova era di crescita economica sostenibile a livello globale. Crediamo che transizioni ecologiche giuste, che non lascino indietro nessuno, possano essere uno strumento potente per alleviare la povertà e sostenere uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Garantire che tutti i Paesi riescano a cogliere quest’opportunità richiede investimenti a lungo termine in ogni parte del mondo. Ispirati dallo storico piano globale per la biodiversità denominato “Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework”, conveniamo anche sulla necessità di nuovi modelli economici che riconoscano il valore immenso della natura per l’umanità.

Siamo convinti che la riduzione della povertà e la protezione del pianeta siano obiettivi convergenti. Dobbiamo dare priorità a una transizione giusta e inclusiva per far sì che i più poveri e vulnerabili possano beneficiare appieno di quest’opportunità, anziché pagarne un prezzo sproporzionato. Riconosciamo che i Paesi debbano seguire percorsi di transizione diversi in linea con la soglia di 1,5° Celsius, a seconda delle rispettive situazioni interne. Non vi sarà alcuna transizione senza solidarietà, opportunità economiche o crescita sostenibile per finanziarla.

Noi, leader di economie diverse provenienti da ogni angolo del pianeta, siamo uniti nella determinazione a costruire un nuovo consenso globale. Il vertice per un nuovo patto di finanziamento globale, che si terrà a Parigi il 22 e 23 giugno, rappresenterà un momento politico decisivo per recuperare i vantaggi in termini di sviluppo perduti negli ultimi anni e per accelerare i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile, tra cui le transizioni giuste. La nostra strategia è ben chiara: gli impegni per lo sviluppo e il clima vanno rispettati. Sovvenzioni e prestiti a tassi preferenziali (anche detti “denaro agevolato”) andrebbero privilegiati nella lotta contro la povertà, come pure per migliorare la sanità, l’istruzione e la sicurezza alimentare, e fare fronte ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità. Bisogna poi mettere a disposizione dei Paesi a medio reddito prestiti a lungo termine finalizzati a promuovere investimenti sostenibili nella resilienza economica, sociale e fisica. In linea con il Piano d’azione di Addis Abeba, riconosciamo la necessità di utilizzare tutte le fonti di finanziamento, tra cui gli aiuti pubblici allo sviluppo, le risorse nazionali e gli investimenti privati.

La realizzazione di tale consenso dovrebbe cominciare dagli impegni finanziari già in essere. Gli obiettivi collettivi di finanziamento per il clima dovranno essere realizzati nel 2023, così come la nostra ambizione globale di raccogliere 100 miliardi di dollari in contributi volontari per i Paesi più bisognosi, attraverso la riconversione dei diritti speciali di prelievo o di contributi di bilancio equivalenti.

Nessun Paese dovrebbe attendere anni per una riduzione del debito. Serve una maggiore e più tempestiva cooperazione sul debito, sia per i Paesi a basso reddito che per quelli a medio reddito, che inizi da una rapida definizione di soluzioni per i Paesi in maggior difficoltà.

Una priorità assoluta è quella di portare avanti una riforma ambiziosa del nostro sistema di banche multilaterali di sviluppo, sulla scia dello slancio attuale. Stiamo chiedendo alle banche di sviluppo di adottare misure responsabili per impiegare meglio le risorse esistenti e aumentare la capacità di finanziamento e la mobilitazione di capitale privato sulla base di strategie e obiettivi chiari inerenti al contributo della finanza privata e alla mobilitazione delle risorse interne. Queste risorse economiche sono fondamentali, ma la riforma in questione va ben oltre il denaro e dovrebbe fornire un modello operativo più efficace, basato su un approccio orientato al Paese. Bisogna poi che le nostre banche di sviluppo collaborino tra loro come un ecosistema, in sinergia con altre agenzie pubbliche e fondi verticali snelliti e, ove necessario, con filantropi, fondi sovrani, finanza privata e società civile, per ottenere il massimo impatto. Una volta raggiunto questo obiettivo, potremmo prendere in considerazione aumenti di capitale dove è possibile massimizzare i risultati e rafforzare la capacità istituzionale di ciascuna organizzazione.

Tecnologie, competenze, sostenibilità e investimenti pubblici e privati saranno alla base delle nostre partnership tese a promuovere il trasferimento di tecnologia e una libera circolazione di talenti scientifici e tecnologici, nonché a contribuire a un’economia inclusiva, aperta, equa e non discriminatoria. Promuoveremo un programma di investimenti sostenibili e inclusivi nei Paesi emergenti e in via di sviluppo, basato sul valore aggiunto economico e sulla trasformazione a livello locale, come per le catene di valore dei fertilizzanti. Quest’approccio globale richiederà nuove metriche per aggiornare i nostri strumenti di rendicontazione e trasparenza.

Poiché la finanza pubblica resterà un elemento cruciale per raggiungere i nostri obiettivi, dovremmo partire dal rafforzamento dei nostri strumenti (l’International Development Association, i fondi fiduciari dell’Fmi per la riduzione della povertà e per la crescita, e per la resilienza e la sostenibilità, l’International Fund for Agricultural Development, il Green Climate Fund e altri sportelli agevolati delle nostre banche, così come il Global Shield against Climate Risks). Riconosciamo, tuttavia, che per raggiungere i nostri obiettivi in materia di sviluppo e clima – incluso nell’ambito della lotta contro la fame, la povertà e le disuguaglianze – adattarci ai cambiamenti climatici ed evitare, contenere e fare fronte alle perdite e ai danni, serviranno fonti di finanziamento nuove, innovative e sostenibili, come il riacquisto di debito, un maggiore impegno da parte dei settori che prosperano grazie alla globalizzazione, e mercati dei crediti di carbonio e per la biodiversità più affidabili.

Aumentare la resilienza attraverso una gamma completa di strumenti finanziari è una priorità. Serve una rete di sicurezza globale più forte, basata su strategie prestabilite, per migliorare l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, soprattutto quando il disastro colpisce. Ciò implica meccanismi di differimento resistenti al clima e alle catastrofi, reti assicurative e finanziamenti per la risposta alle emergenze, compreso un modello di finanziamento degli aiuti umanitari più stabile.

Il raggiungimento dei nostri obiettivi di sviluppo, tra cui la mitigazione dei cambiamenti climatici, dipenderà anche dall’aumento dei flussi di capitale privato. Ciò richiederà una maggiore mobilitazione del settore privato, con le sue risorse finanziarie e la sua forza innovativa, come delineato dall’iniziativa G20 Compact with Africa. Comporterà, inoltre, di migliorare il contesto economico, attuare standard comuni e un adeguato sviluppo della capacità, e ridurre i rischi percepiti, ad esempio nei mercati dei cambi e del credito, il che potrebbe richiedere un sostegno da parte del settore pubblico e la condivisione di dati affidabili. In generale, il nostro sistema dovrà favorire una diminuzione del costo del capitale per lo sviluppo sostenibile, anche attraverso la transizione ecologica in Paesi emergenti e in via di sviluppo.

Il nostro lavoro congiunto si basa sulla solidarietà e sull’azione comune, ed è finalizzato a ridurre le sfide che affrontano i Paesi in via di sviluppo e ad attuare la nostra agenda globale. Continueremo a puntare al progresso, sfruttando altri eventi importanti come i G20 in India e Brasile, il vertice sugli obiettivi di sviluppo sostenibile e le Cop, a cominciare dalla Cop28 che si terrà negli Emirati Arabi Uniti quest’anno. In tutti i prossimi lavori e negoziati internazionali, cercheremo di promuovere interventi concreti che mantengano la promessa degli obiettivi di sviluppo sostenibile, per la nostra prosperità, i nostri popoli e il nostro pianeta.

20 giugno 2023

Emmanuel Macron, presidente della Repubblica francese. Mia Mottley, primo ministro di Barbados. Luiz Inácio Lula da Silva, presidente del Brasile. Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. Olaf Scholz, cancelliere federale della Germania. Fumio Kishida, primo ministro del Giappone. William Ruto, presidente del Kenya. Macky Sall, presidente del Senegal. Cyril Ramaphosa, presidente del Sudafrica. Mohammed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti. Rishi Sunak, primo ministro del Regno Unito. Joseph Biden, Jr., presidente degli Stati Uniti. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea


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