Per valutare meglio le caratteristiche green di un prodotto,
bisogna sempre farsi delle domande e, possibilmente, cercare delle risposte.
Nel caso dell’offerta commerciale di Poste Italiane noi le domande ce
le siamo fatte e le risposte le abbiamo chieste prima alla stessa Poste, quindi all’AGCM

L’abbiamo detto e l’abbiamo fatto anzi, abbiamo iniziato a farlo, perché non ci fermeremo certo qui. Il greenwashing (“Strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo”, da Treccani.it) è fuorviante, crea confusione nei consumatori e li allontana da pratiche virtuose per la difesa dell’ambiente e noi vogliamo contrastarlo a tutti i costi, nell’attesa di regole chiare e non aggirabili. E così ci abbiamo messo la faccia, firmando con i nostri nomi e cognomi, insieme ai rappresentanti di ACU Associazione Consumatori Utenti, una segnalazione su di un probabile caso di greenwashing nella comunicazione del servizio Energia commercializzato da Poste Italiane.

Abbiamo visto tutti, negli spot televisivi, su internet, negli stampati presenti negli uffici postali, una Mara Venier sorridente e tanto suadente (“Belli di zia”) quanto smagrita, sormontare l’offerta Green e Sostenibile di Poste Italiane. Cosa vi promettono? Che se diventerete loro clienti vi porteranno a casa solo energia elettrica prodotta al 100% da fonti rinnovabili (la pubblicità recita testualmente: Scegli per la tua casa l’energia elettrica prodotta in Italia al 100% da fonti rinnovabili).Ci siamo chiesti come fosse possibile e se, per caso, il contratto prevedesse l’allacciamento a fonti energetiche da eolico, fotovoltaico, idroelettrico, ecc. e l’abbiamo chiesto direttamente a Poste. Ci è sembrato di capire dalla loro risposta che loro l’energia rinnovabile l’acquistano, al 100% da fonte rinnovabile -appunto- ma non la portano a casa dei propri clienti, bensì la immettono nella rete elettrica nazionale che arriva al vostro contatore. Allora i dubbi sono diventati due: 100% da rinnovabili, e chi lo garantisce? E la rete elettrica che arriva a casa di tutti da che tipo di energia è formata? Assetati di conoscenza, abbiamo iniziato a compulsare il sito internet di Poste Italiane scoprendo che (vedi tabella sotto) nel 2020 e 2021 (ultimi dati diffusi), l’energia venduta da Poste (che non la produce) proveniva per il 48,13% dal gas, per il 5,07% dal carbone, per lo 0,88% da prodotti petroliferi e solo per il 45% da fonti rinnovabili, ben lontani dal 100% promesso.

Ma le promesse valgono per il futuro e non per il passato (specie se non meritorio), ci siamo detti, e siamo tornati alle due domande iniziali. E abbiamo scoperto che il fatto che le fonti energetiche siano rinnovabili (al 100% o giù di lì) glielo certifica il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) che è una società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che si occupa del mercato dell’energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. Questa certificazione avviene attraverso attestati elettronici, detti G.O. (Garanzie d’Origine) che definiscono quale energia elettrica è proveniente da fonti rinnovabili. D’accordo! Ma in base a quali criteri? Quelli contenuti e recepiti dalla Direttiva 2009/28/CE. Allora, siamo andati a leggere anche quella e abbiamo avuto conferma che sono certificate come rinnovabili anche fonti energetiche che nulla hanno a che vedere con la tutela dell’ambiente (quelle che derivano dalla combustione di rifiuti, delle biomasse legnose, dal nucleare, dai bioliquidi, tanto per fare degli esempi). Ne abbiamo dedotto, quindi, che non sempre “rinnovabile” è sinonimo di “green e sostenibile”.

Ma spigolando nel sito del GSE abbiamo anche scoperto quello che sospettavamo sin dall’inizio: l’energia elettrica che ci arriva a casa è sempre costituita da un mix di fonti, rinnovabili, fossili, italiane, estere. Come fa quindi Poste a dire che è possibile scegliere per casa propria, solo fonti rinnovabili?

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 Poi siamo passati alla nostra bestia nera: il gas! “Scegli il gas con compensazione delle emissioni di CO2”, promette Poste Italiane. Come dire: esiste un gas brutto e un gas bello, quello che vendiamo noi, quello con le compensazioni. E ancora, si induce a pensare: più consumi gas, più emissioni di CO2 si compensano e, quindi, più gas consumi, più fai bene all’ambiente. L’equivalente energetico del: mangiare salato porta a bere, bere fa passare la sete e quindi, mangiare salato fa passare la sete. L’esaltazione del paradossale, la fiera dell’ossimoro!

La tragica verità è che la produzione e l’utilizzo del gas, anche solo ad uso domestico, producono CO2 e altre emissioni climalteranti (l’abbiamo scritto cento volte). Alle “compensazioni di carbonio” abbiamo dedicato un intero nostro intervento (“Prima inquino, poi mi pento e mi autoassolvo”, qui). Quindi diamo per acquisito il concetto che gas vuol dire inquinamento ambientale. Cosa fa allora Poste per sostenere l’affermazione che anche l’offerta Gas è Green e Sostenibile? La società guidata da Del Fante ci comunica che in India, Brasile e Indonesia sta finanziando progetti (verificati da chi? certificati come?) per costruire centrali idroelettriche, combattere la deforestazione e cose simili per ridurre l’inquinamento dell’aria. Bravissimi, i nostri complimenti, ma per questo il gas che si utilizza a casa diventa meno inquinante e quindi Green e Sostenibile, come recita il claim pubblicitario dell’offerta commerciale di Poste Italiane? Come se un’azienda sostenesse iniziative per combattere la disoccupazione da una parte, ma poi licenziasse i propri dipendenti, dall’altra. Così si diventa rispettosi dei diritti dei lavoratori? Non si farebbe prima ad evitare di licenziare, ottenendo lo stesso risultato con minor danni? Poste Italiane vende gas e inquina una parte del mondo, ma rimedia alle cause dell’inquinamento nell’altra parte. Diventa virtuosa? Non farebbe prima, Poste, a non vendere gas, ottenendo lo stesso risultato con minor danni? Già, ma non è così che si fanno gli affari e i guadagni! Certo, ma così non si diventa neppure green!

In conclusione, non ci crederete, ma i dubbi ci sono rimasti tutti e abbiamo deciso, insieme ad ACU Associazione Consumatori Utenti, di fronte all’irremovibilità di Poste Italiane, di rimetterli alla valutazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, giudice italiano sulla pubblicità ingannevole.

Se volete saperne di più (i punti toccati nella nostra iniziativa sono veramente tanti altri), continuate a leggere gli interventi su questa pagina e magari, scriveteci.

Federica Rochira, Website Founder

COMUNICATO STAMPA 2 MAGGIO 2023