I parlamentari europei il 24 aprile, nella penultima seduta plenaria prima delle elezioni europee, hanno approvato, con 381 voti favorevoli, 225 contrari e 17 astensioni, le nuove misure “per migliorare la qualità dell’aria ed eliminare i danni per la salute umana, gli ecosistemi naturali e la biodiversità”. La direttiva deve ora essere formalmente adottata dal Consiglio, prima di essere pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Ue ed entrare in vigore 20 giorni dopo. I Paesi membri avranno quindi due anni di tempo per applicare le nuove norme.

 

L’inquinamento atmosferico continua a essere la prima causa ambientale di morte precoce, con circa 300.000 morti all’anno. Colpisce in modo sproporzionato i gruppi vulnerabili, quali i bambini, gli anziani e le persone con patologie pregresse, nonché i gruppi svantaggiati dal punto di vista socioeconomico. Ha inoltre un impatto negativo sull’ambiente e causa danni agli ecosistemi e alla biodiversità. Situazione particolarmente grave nel nostro Paese, anche a causa dell’elevatissima presenza di auto, tanto che a marzo scorso la Commissione europea ha inviato una lettera formale di messa in mora all’Italia, evidenziando la persistente mancata conformità del Paese alla sentenza della Corte di Giustizia del 10 novembre 2020, sugli standard imposti dalla precedente direttiva europea sulla qualità dell’aria.

Per affrontare la questione dell’inquinamento atmosferico l’UE disponeva di due direttive sulla qualità dell’aria ambiente, che risalgono al 2004 e al 2008. La revisione di queste direttive è stata presentata dalla Commissione europea nell’ottobre 2022 come parte integrante del piano d’azione dell’UE per l’inquinamento zero nel quadro del Green Deal europeo. Nell’ambito di tale piano d’azione, la Commissione si è impegnata a rivedere gli standard dell’UE in materia di qualità dell’aria per allinearli maggiormente alle raccomandazioni dell’OMS.
La decisione del Parlamento europeo aggiorna e fonde le due direttive esistenti e introduce l’obiettivo “inquinamento zero” per l’aria, da conseguire entro il 2050. La direttiva fissa, inoltre, obiettivi intermedi per il 2030 più vicini alle linee guida dell’OMS. La direttiva mira, inoltre, a rafforzare il monitoraggio, la modellizzazione e i piani per la qualità dell’aria. La direttiva prevede una stretta sull’emissione degli agenti più pericolosi per la salute umana come il Pm 2.5, il Pm 10, l’ossido di azoto e l’anidride solforosa, da rispettare entro il 2030. In presenza di determinate condizioni e di un impegno concreto, i Paesi potranno chiedere una deroga di dieci anni per rispettare i nuovi limiti entro il 2040.
A tal fine, gli europarlamentari hanno stabilito di aumentare i punti di campionamento della qualità dell’aria nelle città. Per una analisi e un confronto più chiaro, inoltre, si prevede che gli indici di qualità dell’aria, attualmente frammentati nei 27 Paesi, diventino omologati e quindi comparabili, chiari e disponibili al pubblico.

Ma la vera novità è costituita dall’inserimento di norme sull’accesso alla giustizia e il diritto al risarcimento.
La direttiva stabilisce disposizioni volte a garantire l’accesso alla giustizia a coloro che vantano un interesse sufficiente e intendono sollevare contestazioni in merito alla sua attuazione, comprese le organizzazioni del settore della salute pubblica e quelle ambientaliste. Eventuali procedure di ricorso amministrativo o giurisdizionale dovranno essere eque, tempestive e non eccessivamente onerose e le relative informazioni pratiche dovranno essere messe a disposizione del pubblico. In base alle nuove norme, gli Stati membri dovranno garantire che i cittadini abbiano il diritto di chiedere e ottenere un indennizzo in caso di danno alla loro salute a seguito di una violazione intenzionale o dolosa delle norme nazionali che recepiscono determinate disposizioni della direttiva.
Il testo chiarisce e amplia inoltre gli obblighi per gli Stati membri di stabilire sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive nei confronti di coloro che violano i provvedimenti adottati per attuare la direttiva. A seconda del caso dovranno prendere in considerazione la gravità e la durata della violazione, il suo eventuale carattere ricorrente come anche le persone e l’ambiente da essa interessati, oltre che i benefici economici reali o stimati derivanti dalla violazione.

Ora c’è solo da augurarsi che il Consiglio europeo, composto dai primi ministri degli Stati membri, confermi sollecitamente la proposta del Parlamento e non rinvii l’approvazione a dopo le elezioni dell’9 giugno, confidando in un mutamento degli assetti parlamentari e, quindi, nella possibilità di modificare i principi della direttiva.

Eléne Martin