Le Microplastiche sono ovunque, nel sangue ma anche nelle urine.

Per la prima volta, uno studio ha rilevato scientificamente microparticelle di plastica nel sangue umano, per la precisione 1,6 µg (microgrammi) per ml di sangue, equivalente a un cucchiaino di plastica ogni mille litri d’acqua. Di certo non una delle migliori notizie che possiamo ricevere dal mondo della ricerca. Ma forse il bello della scienza sta anche nel saper affrontare sfide complesse come questa. Sono infatti diverse le soluzioni al problema dell’inquinamento da plastica che conosciamo grazie alla scienza e di cui ci parla Heather Leslie, coordinatrice del gruppo di ricerca che ha rilevato tracce di microplastiche nel sangue.
Mentre è invece recente la scoperta, ed è tutta Italiana, in cui si parla di tracce di plastica nelle urine umane!
Lo studio, nato dalla collaborazione tra il gruppo di ricerca coordinato da Oriana Motta del Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Salerno e il coordinatore del progetto EcoFoodFertility, Luigi Montano, uroandrologo dell’Asl di Salerno e presidente della Società italiana della riproduzione umana (Siru).

A essere sotto esame è in particolare l’apparato riproduttivo…
Lo studio di recente pubblicato in Toxics ha rivelato una nuova inquietante verità sulle microplastiche: queste sostanze sono anche nelle urine umane.
I ricercatori hanno portato avanti lo studio nell’ambito del progetto EcoFoodFertility. 
Questo rappresenta il primo ampio lavoro di biomonitoraggio che si occupa di indagare, in aree ad alto rischio ambientale, l’impatto sulla salute umana di diverse sostanze inquinanti. 
Gli scienziati hanno, dunque, testato i campioni di urina di 6 soggetti sani di età compresa tra 16 e 35 anni, appartenenti a entrambi i sessi e residenti tra Salerno e larea Nord di Napoli. Per evitare contaminazioni sono stati utilizzati specifici contenitori in vetro durante la raccolta e tecniche particolari durante le analisi di laboratorio.
I risultati hanno rivelato che ormai persino le urine umane contengono tracce di microplastiche.
Già in precedenza erano state individuate per la prima volta microplastiche nella placenta umana e nel latte materno. In questo studio sono stati identificati 7 frammenti di materiale polimerico, di cui due in campioni femminili e gli altri in campioni maschili, con particelle di dimensioni tra i 4 e i 15 millesimi di millimetro (micron), cioè grandi come un batterio o un granellino di pulviscolo. Tutti i frammenti sono stati identificati chimicamente come polipropilene, polietilene, polivinil cloruro e polivinil acetato, che sono i materiali polimerici più comunemente utilizzati.

“Lorigine di questi frammenti potrebbe essere varia e può comprendere cosmetici, detergenti, dentifrici, creme per il viso e il corpo, adesivi, bevande, cibi o anche particelle aerodisperse nellambiente, per cui lingresso nellorganismo umano può avvenire attraverso l’alimentazione per via gastrointestinale, lapparato respiratorio, ma anche attraverso la via cutanea”, spiega Oriana Motta. 
Se confermate tutte queste ipotesi devono essere considerate come un’ ulteriore emergenza da affrontare nell’immediato, ecco perché è estremamente importante proseguire nelle politiche UE Plastic free, insistere sulla formazione e sulla comunicazione, principalmente nelle scuole, come fanno in Italia gli amici di Plastic Free onlus guidati dal segretario generale Antonio Rancati.

Federica Rochira, Website Founder

 

APPROFONDIMENTI 

Lo studio italiano pubblicato sulla rivista internazionale Toxics
toxics-11-00040-v3

Proponiamo anche un nostro intervento precedente inerente all’abbandono della plastica monouso e link sul tema
https://www.climateaid.it/2022/12/09/imballato-o-sfuso/toxics-11-00040-v3
https://www.ecofoodfertility.it/images/pdf/Sintesi_Progetto-Ecofoodfertility_0418.pdf
https://www.plasticfreeonlus.it