Con 47 voti contro 31 (4 gli astenuti), la Commissione Ambiente
del Parlamento Europeo ha dato il via libera, martedì 24 gennaio,
alla proposta di deregulation dei nuovi OGM avanzata a luglio dalla
Commissione Europea. Un atto che viene ritenuto gravissimo in una
nota di denuncia firmata da 41 organizzazioni. Tuttavia, non è ancora
finita. Le associazioni chiedono di continuare a fare pressione per evitare
che il Parlamento voti in plenaria il prossimo 7 febbraio e che gli stati
membri, dal canto loro, raggiungano un accordo

La Coalizione Italia Libera da OGM, composta da 41 organizzazioni dell’agricoltura contadina e biologica, ambientaliste, sindacali e dei consumatori considera un passo indietro di vent’anni il voto favorevole della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, di martedì 24 gennaio, sulla deregolamentazione dei nuovi OGM ottenuti con le New Genomic Techniques (NGT).

La relazione presentata dalla eurodeputata del PPE Jessica Polfjärd è stata approvata (47 voti favorevoli, 31 contrari e 4 astensioni) con emendamenti minimi e non significativi per cambiare il senso della proposta avanzata dalla Commissione Europea lo scorso 5 luglio. A fronte di un prevedibile voto favorevole delle destre e un giudizio contrario dei Verdi e della Sinistra, desta sconcerto la posizione degli eurodeputati S&D Alessandra Moretti e Achille Variati, che hanno votato diversamente dalla maggioranza del gruppo (qui i voti espressi), esprimendo rispettivamente un’astensione e un voto favorevole al rapporto Polfjärd.

Ora la palla passa al Parlamento Europeo, che potrebbe votare il provvedimento già nella plenaria del 7 febbraio. Un’approvazione dell’Eurocamera aprirebbe la strada al cambiamento radicale delle attuali norme che regolano gli OGM, abolendo di fatto gli obblighi di valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura dei prodotti della modificazione del genoma ottenuti tramite le NGT.

Nessuna base scientifica per i criteri di equivalenza
Questa deregulation si basa sull’assunto che le nuove tecniche genomiche producano, nella maggior parte dei casi, piante equivalenti a quelle che si trovano in natura o che risultano dalla selezione convenzionale. L’assunto è basato su una soglia, fissata arbitrariamente, di modificazioni genetiche di qualunque tipo risultanti dal processo di laboratorio. Fino a 20 modifiche, il regolamento considera le NGT tal quali a un prodotto della natura. Questo criterio è stato definito “non scientificamente fondato dall’Agenzia francese per la salute e la sicurezza alimentare (ANSES) il 21 dicembre scorso (qui). Ma gli emendamenti di compromesso approvati allargano perfino le maglie di questa definizione. La cancellazione dei controlli obbligatori in base a un’equivalenza mai dimostrata, renderebbe impossibile prevedere i potenziali effetti dirompenti sulla biochimica e la fisiologia della pianta e sull’ambiente, con rischi che vanno ben oltre quelli che risulterebbero dalla selezione convenzionale. Va detto infatti che la produzione di mutazioni involontarie su larga scala da parte dei processi di modificazione del genoma basati sulle NGT non è ipotetica: vi è un ampio e crescente numero di prove nella letteratura scientifica che lo dimostra.

Fumo negli occhi dagli emendamenti
Dal punto di vista degli agricoltori, poi, le salvaguardie introdotte tramite una possibile etichettatura delle sementi sono insufficienti a garantire la separazione delle filiere, perché gli agricoltori che non vogliono coltivare organismi geneticamente modificati non hanno garanzie che i loro campi possano evitare la contaminazione causata dai pollini delle colture NGT. La domanda è: chi pagherà eventuali danni provocati dall’inquinamento genetico in un paese come l’Italia, che ha fatto della produzione libera da OGM la sua bandiera nel mondo? Non pare credibile neppure l’emendamento passato in Commissione, che dichiara la non brevettabilità dei tratti genetici ottenuti utilizzando queste biotecnologie. Per vietare la brevettazione occorrerebbe infatti un cambio della European Patent Convention con il voto di tutti gli Stati membri. Un processo che, per essere ottimisti, impiegherebbe anni se mai dovesse essere messo in cantiere. “Siamo di fronte a un colpo di mano che mina alla base il principio di precauzione” – commentano le associazioni della Coalizione Italia Libera da OGM – “Attraverso la legislazione secondaria come questo regolamento si stanno svuotando di senso i trattati fondativi, che hanno tra i loro pilastri un approccio basato sulla cautela e il principio ‘chi inquina paga’”.

La precauzione in pasto alle multinazionali
Se questo regolamento sarà approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio (dove siedono gli stati membri), entrambi questi principi verrebbero capovolti, riversando l’onere della prova sugli agricoltori contaminati, ai quali spetterebbe dimostrare di non aver “rubato” l’invenzione brevettata ai costitutori, e sui consumatori, che dovrebbero dimostrare la causa di eventuali effetti sanitari. Una deregulation andrebbe a vantaggio di grandi aziende sementiere e agrochimiche come Bayer-Monsanto, BASF, Corteva e Syngenta, risultando in una concentrazione ulteriore del controllo sul sistema alimentare e sulle sementi. Tutto ciò con la copertura di una parte del mondo scientifico, che si finanzia stipulando accordi di cessione in licenza delle tecnologie per la modificazione del genoma alle principali multinazionali.

Per questo, la Coalizione Italia Libera da OGM lancia un nuovo appello alle eurodeputate e agli eurodeputati: fermare immediatamente l’iter di deregolamentazione e aprire una discussione pubblica sul futuro dell’agricoltura in Europa.

La Coalizione Italia Libera da OGM

Associazione Consumatori Utenti, Agorà degli Abitanti della Terra, AIAB, AltragricolturaBio, ASCI, Assobio, Associazione per l’agricoltura biodinamica, Associazione rurale italiana, Attac Italia, Centro internazionale Crocevia, Civiltà Contadina, Coltivare Condividendo, Consorzio della Quarantina, Coordinamento ZeroOgm, CUB, Deafal, Demeter, Equivita, Egalité, European Consumers Aps, Fairwatch, Federazione Nazionale Pro Natura, Federbio, FIRAB, Fondazione Seminare il Futuro, Greenpeace, ISDE, Legambiente, Lipu, Navdanya International, RIES – Rete Italiana Economia Solidale, Reorient, Ress, Seed Vicious, Slow food Italia, Terra!, Terra Nuova, Transform! Italia, USB, Verdi Ambiente e Società, WWF

 


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