In queste ore l’Italia è divisa dal clima ma preoccupano anche i tentativi
di dividere gli italiani. Non ci sono solo i negazionisti climatici che negano
l’evidenza, ma anche i favorevoli all’invio di armi per la guerra in Ucraina e
i loro oppositori, fautori di trattative di pace. Eppure, guerra e mancati
adattamenti climatici, con l’aggiunta di un pizzico di disinformazione,
sono indicati dagli scienziati, da decenni, come la miscela esplosiva che
porterà all’estinzione dell’umanità.
Clima e pace, sono più congiunti di quanto si pensi

Nel 1947 gli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientists dell’Università di Chicago (oggi solo on line, la trovate in calce a questa pagina ne IL MEGLIO DAL WEB) pensarono di creare il Doomsday Clock (Orologio dell’apocalisse) per segnalare gli eventi mondiali che rappresentavano i maggiori pericoli per un’ipotetica fine del mondo a cui l’umanità potrebbe essere condotta.
La metafora è rappresentata da un orologio immaginario (divenuto poi il logo della rivista) in cui i minuti rappresentano gli eventi che finiranno per condurre alla fine del mondo, corrispondente con la mezzanotte. Nel 1947 la causa più probabile di un’anticipata fine del mondo, era considerata il conflitto atomico (era l’indomani di Hiroshima e Nagasaki e l’avvio della guerra fredda) e l’orologio venne impostato alle 23,53 (sette minuti alla mezzanotte).

In 76 anni, le lancette sono state spostate 23 volte, qualche volta in avanti, altre volte in indietro, secondo il susseguirsi degli eventi mondiali. La fine della guerra fredda e il crollo del muro di Berlino, per esempio, furono considerati come episodi che allontanavano i conflitti nucleari e l’orologio venne spostato indietro, rispetto alla mezzanotte, di 17 minuti, eravamo nel 1991.
La decisione se muovere o meno l’orologio è molto ponderata e viene effettuata una volta all’anno, in genere tra la metà e la fine di gennaio. L’orologio, quindi, non viene regolato in tempo reale rispetto agli eventi del momento: ciò ha fatto sì che in alcuni casi non ci fosse il tempo materiale per spostare le lancette durante eventi molto rilevanti ma dalla durata molto breve, come la crisi dei missili di Cuba che durò 13 giorni e fu resa pubblica solo a partire dal nono. La decisione se, quando e come muovere il Doomsday Clock viene presa, annualmente, dallo Science and Security Board del Bulletin of the Atomic Scientists, un consiglio di scienziati formato da ben 10 premi Nobel.

E, relativamente da pochi anni, gli scienziati dello Science and Security Board hanno iniziato a considerare come un pericolo per l’umanità, nuovi avvenimenti, diversi dai possibili conflitti nucleari (sempre oggetto di considerazione), che potevano indurli a portare avanti (o indietro) l’orologio.

Nel 2007, infatti, per la prima volta fra le motivazioni non vengono citati solo i pericoli derivati dal nucleare, ma l’orologio viene portato avanti, verso la mezzanotte di due minuti (23:55) a causa del pericolo rappresentato dai mutamenti climatici in atto nel nostro pianeta.
Nel 2012, ancora avanti di un minuto (23:55) perché oltre al mancato controllo politico sulle riserve di armi nucleari, preoccupa l’aumento e l’aggravamento dei cambiamenti climatici. La scelta finì per azzerare il minuto indietro (23:54) operata nel 2010, in ragione delle dichiarazioni delle potenze mondiali finalizzate ad affrontare sia il terrore delle armi atomiche che il cambiamento climatico fuori controllo.
Nel 2015, preso atto che le dichiarazioni dei grandi della Terra non avevano prodotto effetti, il rapido cambiamento climatico e la proliferazione e modernizzazione globale degli armamenti atomici vengono nuovamente valutati come un enorme rischio per l’esistenza dell’intera umanità: il Doomsday Clock viene portato avanti di due minuti (23:57) verso la mezzanotte.
Nel 2017-2018-2020, permane nello Science and Security Board, la preoccupazione per il continuo riarmo nucleare e la mancanza di azioni da parte delle grandi potenze nel contrastare i cambiamenti climatici e l’Orologio dell’apocalisse viene portato in avanti, anche se solo per frazioni di minuto, sino ad arrivare alle 23:58:20 (1:40 minuti alla mezzanotte).
L’ultima modifica dell’orologio è assai recente, perché corrisponde all’inizio del corrente anno 2023 e ciò ci impone di riflettere su gli eventi che hanno indotto gli scienziati a regolare le lancette dell’Orologio dell’Apocalisse a soli 90 secondi dalla mezzanotte cioè dall’autodistruzione.

Le valutazioni degli scienziati non potevano non considerare principalmente gli effetti e le conseguenze della guerra Russia-Ucraina, evento senza precedenti per dimensioni e coinvolgimenti globali, dalla fine della Seconda guerra mondiale. “Le velate minacce della Russia di usare armi nucleari, infatti, ricordano al mondo che l’escalation della guerra è un rischio terribile e la possibilità che il conflitto possa sfuggire al controllo di chiunque rimane alta, anche alla luce del fatto che la Russia ha portato la guerra nei siti dei reattori nucleari di Chernobyl e Zaporizhzhia, violando i protocolli internazionali e rischiando il rilascio di materiale radioattivo” (riporta il sito Wired dalla conferenza stampa  del Bulletin of the Atomic Scientists’ Science and Security Board nella recente occasione dello spostamento del Doomsday Clock -da leggere qui). “Stiamo vivendo in un momento di pericolo senza precedenti e il tempo dell’orologio dell’apocalisse riflette questa realtà”, commenta Rachel Bronson, presidente e Ceo del Bulletin of the Atomic Scientists. “90 secondi è il valore più vicino alla mezzanotte che sia mai stato impostato, ed è una decisione che i nostri esperti non prendono alla leggera.”

Ma le preoccupazioni dello Science and Security Board legate alla guerra in corso derivano anche dalle sue conseguenze, già in essere, sugli sforzi globali per combattere i cambiamenti climatici. “I paesi dipendenti dal petrolio e dal gas russi”, raccontano gli scienziati, “hanno cercato di diversificare le loro forniture e fornitori, portando a maggiori investimenti nel gas naturale proprio quando tali investimenti avrebbero dovuto diminuire”. Per non dimenticare la “battaglia del grano”: “La guerra minaccia di portare decine di milioni di persone oltre il limite dell’insicurezza alimentare, seguita da malnutrizione, fame di massa e carestia, in una crisi che potrebbe durare per anni“, ha avvertito il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. E sappiamo fin troppo bene quali sono i popoli che sono vittime di fame e carestie: quegli stessi popoli che sono anche vittime della desertificazione, della siccità e che facilmente diventano migranti climatici.

Nella complessità di questa situazione, gioca un ruolo essenziale la corretta informazione. Non si è mancato di segnalare che va aumentato il ruolo degli scienziati nell’informare le politiche pubbliche (ne abbiamo parlato l’8 giugno scorso in “La politica deve ascoltare la scienza del clima. Subito un Consiglio Scientifico Clima e Ambiente”, qui), e vanno conseguentemente superate tutte le forme di disinformazione. Gli esperti portano l’esempio di come all’interno della Russia il controllo del governo sull’informazione ha bloccato la diffusione di informazioni veritiere sulla guerra in Ucraina. A noi, molto più modestamente, ci vengono in mente tutte le fake news che alcuni media diffondono sull’emergenza climatica anche di fronte all’evidenza quotidiana che l’Italia e il mondo stanno vivendo in queste ore.

Per finire, oltre alla guerra in Ucraina, le armi nucleari e la crisi climatica, gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists non hanno potuto fare a meno di valutare le minacce biologiche, come la recente pandemia da coronavirus. “Tali eventi” si è sottolineato in conferenza stampa “non possono più essere considerati rari, dato che il numero e la diversità dei focolai di malattie infettive nel mondo sono aumentati significativamente dal 1980”.

 

Guerra e Clima (parafrasando Tolstoj) o, meglio, Pace e Adattamenti climatici sono temi strettamente legati e connessi e chi si occupa di clima non può non preoccuparsi di pace così come chi è contrario ad un’escalation degli armamenti, non può non parlare anche dei collassi climatici.
Gli scienziati lo fanno da decenni, è il momento di dar loro retta, mancano 90 secondi all’autoestinzione.

Giuseppe d’Ippolito, Website Founder

 

 


Iscriviti alla NewsLetter