Diceva Nelson Mandela, mostrando la mano aperta e indicando ad una ad una le dita:
“Questo sono io, e questo sei tu, e questo è l’altro, e l’altro e l’altro ancora. Visti così
siamo singoli e separati, ma tutti assieme saremo una forza!” e così dicendo stringeva
il pugno levandolo al cielo. Lui fu in grado di sconfiggere l’apartheid, perdonare chi
aveva causato decine di migliaia di morti ed evitare così lo scatenarsi di una ben
più mortale guerra civile. Dovremo anche noi, nel nostro piccolo, riorganizzarci
meglio e unirci per riuscire ad impedire il massacro sociale che leggi inique e
il cambiamento climatico spingono a causare.        

Nell’ultimo articolo di fine anno, per fare un consuntivo del 2023 ho scelto di parlare dell’inflazione perché mi sembrava fosse il sistema migliore per chiarire, con un semplice esempio, la sintesi dell’anno trascorso: redditi al palo, prezzi in salita, potere d’acquisto ridotto.

Per il 2024 è utile invece tentare delle previsioni, utilizzando un metodo molto empirico ma di sicura efficacia: guardare all’andamento del sistema economico nell’anno precedente, analizzare come si sono mossi gli attori nelle diverse situazioni e vedere come essi hanno reagito in passato in momenti analoghi. Spesso invece ci lasciamo guidare dalle nostre speranze, pensando che esse possano animare l’azione di altri soggetti (le imprese, i governi) e non teniamo conto che le speranze sono solo nostre: magari quelle altrui sono diverse e spesso nascoste. Riporre speranze in qualcosa (o qualcuno) senza avere un contatto o una verifica delle intenzioni può riservare amare sorprese. Sarà originale verificare questo dal punto di vista dei consumatori, un punto di vista tenuto dai più in scarsa considerazione.

Segnaletica, Waypoint, Speranza

Partiamo dalla fine: se l’anno è stato piuttosto negativo, pensate che il nuovo possa andare diversamente? Se lo fate, siete degli inguaribili ottimisti. D’altronde, a finanziaria da poco emanata, quali sono i provvedimenti a favore dei consumatori, cioè della grande massa di italiani che vivono con reddito fisso o basso e precario, a cui interessano servizi e consumi a cui erano abituati i loro genitori e che loro faticano a conservare? Nessuno, anzi: l’eliminazione del reddito di cittadinanza (elemento di stabilizzazione del sistema) non è stata seguita dall’introduzione di meccanismi sostitutivi, sperando che l’aumento degli occupati possa spingere in alto il livello dei salari. Ma i posti richiesti sono nella maggior parte dei casi di bassa qualifica e stagionali (commercio, agricoltura, edilizia) e dubito che spingano in alto il reddito ed il salario.

La riforma della tassazione ha prodotto un aumento di scarsa entità per coloro che ne avrebbero necessità e permetterà – grosso modo – ad una famiglia a basso reddito di festeggiare un compleanno in pizzeria e fare il cenone a Natale e per i redditi un po’ più elevati l’aumento sarà ancora più irrisorio. Ma l’aspetto più rilevante dell’operazione è che, al di là dei calcoli certosini per giungere alla neutralizzazione egli effetti, la riduzione delle fasce di tassazione renderà più vago il quadro del Paese e spingerà all’evasione invece di combatterla. Quanto più fasce esistono, tanto più basso è il differenziale di tassazione tra un livello e l’altro, tanto basso che – ad esempio – pochi si sognano di fare “carte false” in Germania dove addirittura la fascia di maggiore contribuzione è articolata con un’aliquota progressivamente crescente dal 14% per redditi di 10.909 euro sino al 42% per i redditi sino a 62.890 euro; aliquota che poi si stabilizza sino a 277.825 euro e per i successivi guadagni aumenta ulteriormente solo del 3%. Da noi il salto è aumentato tra una fascia e l’altra ed è facile immaginarne gli effetti, specie per quanti lavorano a fattura. L’introduzione dell’obbligo della fatturazione elettronica, che molti guardano come un elemento di trasparenza, avrà accanto a questo indubbio effetto positivo un risvolto di fuga nel mercato nero dinanzi all’aumento del gradino della tassazione. Vedremo se questa mia opinione sarà smentita dai fatti.

Ma l’ulteriore effetto negativo per i consumatori è il necessario dirottamento della tassazione verso le tasse indirette, cioè quelle che incidono in una percentuale uguale per tutti e che producono l’effetto opposto: l’aumento dell’IVA su di un prodotto o la sua reintroduzione sulla bolletta del gas produrrà effetti quasi nulli per chi guadagna, ad esempio, 100.000 euro l’anno. Ma provate a chiederlo a chi guadagna 30.000 euro o a chi ne guadagna ancora meno. Cosa vi risponderà? L’effetto prodotto dal ricalcolo delle aliquote IRPEF sarà annullato e superato dalla tassazione indiretta che segue l’andamento dei prezzi sul mercato.

Attività Commerciale, Uomini D'AffariPer i consumatori sono essenziali trasparenza e diritti, ma se le imprese hanno un sistema di certificazione obbligatoria spesso lacunoso e non si organizzano per un sistema credibile ed efficiente di certificazione volontaria (quello promosso dall’UNI e dagli altri enti accreditati), come credete che noi ci possiamo sentire rassicurati? L’esaltazione del “made in Italy” e l’orgoglio per il Bel Paese s’infrangono con un mercato interno che vede aumentare il consumo di prodotti meno costosi, provenienti da Paesi terzi, alla portata delle tasche dei più e per un sistema turistico che, senza l’apporto eventuale di eventi come il Giubileo (peraltro promosso dal Vaticano), vede meglio organizzati altri sistemi turistici nella Unione Europea.

La rassegna delle facili previsioni prosegue con gli aspetti relativi all’ambiente ed alla crisi climatica che nello scorso anno ha colpito il motore produttivo della piccola e media industria italiana causando la catastrofica alluvione in Romagna. Cosa si avvierà per ridurre l’impatto della crisi ambientale in agricoltura, nel turismo, nel settore energetico? Siamo ancora fermi ai livelli raggiunti in passato e, dove sopravanziamo gli altri Paesi comunitari come, ad esempio, nel riciclo dei materiali, nella raccolta differenziata o nelle produzioni biologiche, preferiamo restare dove siamo e aspettare che gli altri Paesi facciano di più, senza pensare che, nelle fasi di trasformazione dei sistemi produttivi, restare dove si è, equivale a ridurre le proprie capacità e a non riorganizzarsi.

La mancata riorganizzazione del settore sanitario dopo il Covid (sarebbe stata necessaria una conferenza nazionale di settore ed un superamento della attuale ridicola divisione del sistema in tanti piccoli mini sistemi regionali) è stata un’occasione persa ed ha lasciato una massa di “arretrati sanitari” trattati come pratiche accumulatesi in archivio e non come situazioni di potenziali crisi, pronte ad esplodere al minimo squilibrio.

L’alluvione è stata la ciliegina sulla torta per un Paese che ha aumentato il suo debito e che prevedeva di recuperare reddito attraverso l’attività del tessuto produttivo delle PMI (piccole e medie imprese); il debito non si è ridotto e gli investimenti che si sarebbero dovuti fare sono saltati. Chi ci ha prestato i soldi (tutti gli altri Paesi della UE) si aspetta reazioni meno incerte ed investimenti che però tardano ad arrivare. Il gesto di non sottoscrivere il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità economica), sottoscritto invece da tutti gli altri Paesi della UE, non è sembrato un atto di orgogliosa autonomia, ma l’atto di chi, sapendosi indebitato, preferisce non essere controllato.

Positivo, Pensiero, Utile, FiduciaNon sono un catastrofista e, a dispetto del quadro dipinto, in momenti di grave crisi anche a livello internazionale, penso sia necessario cogliere gli elementi positivi, i germi del nuovo che indubbiamente nascerà dopo la crisi in corso. In questo mi conforta la storia: chiusi a Ventotene, prigionieri in quanto oppositori al regime fascista italiano, un gruppo di intellettuali delle più diverse ideologie furono in grado di vedere lontano e di redigere “il manifesto di Ventotene”, documento a cui nei decenni successivi si ispirarono i Padri fondatori della UE. Nel momento più buio della storia e dei diritti umani qualcuno vide oltre le nuvole. Nel momento in cui sembra che i diritti siano erosi e negati poco alla volta mentre si proclama ad alta voce la loro giustezza, dobbiamo lavorare per favorire la coesione di quanti non sono soddisfatti di quello che hanno, a dispetto delle parole utilizzate per convincerli.

 

Diceva Nelson Mandela, mostrando la mano aperta e indicando ad una ad una le dita: “Questo sono io, e questo sei tu, e questo è l’altro, e l’altro e l’altro ancora. Visti così siamo singoli e separati, ma tutti assieme saremo una forza!” e così dicendo stringeva il pugno levandolo al cielo. Lui fu in grado di sconfiggere l’apartheid, perdonare chi aveva causato decine di migliaia di morti ed evitare così lo scatenarsi di una ben più mortale guerra civile. Dovremo anche noi, nel nostro piccolo, riorganizzarci meglio e unirci per riuscire ad impedire il massacro sociale che leggi inique e il cambiamento climatico spingono a causare.

Gianfranco Laccone, agronomo, presidenza nazionale ACU Associazione Consumatori Utenti

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