La produzione di nocciole nell’Alto Lazio è attività molto redditizia
e diffusa. Anche in seguito al Progetto Nocciola Italia del Gruppo
Ferrero le piantagioni sono arrivate a coprire più di 21.700 ettari
nella regione e l’obiettivo è quello di aumentare del 30% gli ettari
dedicati a questa coltura entro il 2025. Ma la monocoltura intensiva
della nocciola porta allo sversamento nel lago di Vico di grandi quantitativi
di composti azotati e fosfati che provocano un’intensa fioritura di alghe,
innescando un processo di eutrofizzazione che minaccia la sopravvivenza
degli habitat naturali
 
Vi abbiamo già riferito della sentenza del 7 settembre della Corte di Giustizia Ue che ha condannato lo Stato italiano per il mancato rispetto dei parametri stabiliti nella direttiva sull’acqua potabile per la pericolosità e insalubrità delle acque di Bagnoregio, Civitella d’Agliano, Fabrica di Roma, Farnese, Ronciglione e Tuscania, tutti in provincia di Viterbo (in “Condannato lo Stato italiano per non aver rispettato la direttiva sull’acqua potabile”, 28 settembre 2023, che trovate qui).

Adesso giunge la sentenza del Consiglio di Stato n. 8897, pubblicata il 12/10/2023, su ricorso proposto da Clientearth Aisbl e da Lega Italiana Protezione Uccelli Lipu, che ha sanzionato il mancato intervento sostitutivo della Regione Lazio di fronte all’inerzia degli enti (comuni di Ronciglione e Caprarola; gestore unico Talete s.p.a.; Servizio Idrico dell’Ambito Territoriale Ottimale n. 1 – Lazio Nord Viterbo) che non hanno “adottato azioni di carattere preventivo e correttivo per il contrasto del fenomeno della fioritura algale del lago di Vico”, le cui acque sono destinate al consumo umano. Alla regione è stato ora ordinato di adottare un provvedimento espresso entro il termine di sessanta giorni dalla notifica della sentenza.

Il lago di Vico fa parte di Natura 2000, la rete ecologica istituita dall’Unione Europea per garantire il mantenimento a lungo termine degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciate o rari. Considerato un vero e proprio tesoro naturalistico, a  solo un’ora da Roma, è meta ideale per escursioni in bici o trekking grazie ai molti sentieri presenti segnalati dal Cai, con un patrimonio boscoso fatto di faggi, aceri, querce, e castagneti tipici della zona che ospitano una grande quantità di specie di uccelli sia stanziali che migratori, rapaci notturni e diurni, anatre e folaghe, gufi, tassi, faine, cinghiali, moscardini, ghiri, quercini, ululoni e testuggini palustri.

Un articolo di Ilaria Sesana del 27 gennaio 2023 sul sito di Altreconomia riporta che “periodicamente le acque del lago di Vico si tingono di rosso a causa dell’intensa fioritura di alghe che tolgono ossigeno all’acqua, innescando un processo di eutrofizzazione che minaccia la sopravvivenza degli habitat naturali. Non solo: questo tipo di alga rilascia sostanze chimiche cancerogene e tossiche (dette micro-cistine) che non possono essere uccise né filtrate. Per questo motivo” -sempre secondo Sesana- “l’acqua che esce dai rubinetti delle case di Ronciglione e Caprarola, i due Comuni limitrofi al bacino dove vivono circa 15mila persone, è stata dichiarata “non potabile” dalle amministrazioni locali: le delibere dei sindaci in materia risalgono rispettivamente al 2015 e al 2012. Una situazione nota alle autorità locali e che le associazioni denunciano da anni, su cui peraltro è stata anche accumulata una quantità importante di dati scientifici”.

La causa di questa situazione – secondo Antonella Litta, medico e referente per l’Associazione medici per l’ambiente- ISDE Italia– deriva dallo sversamento nel lago grandi quantitativi di composti azotati e fosfati a causa per lo più di attività agricole intensive. Le presenze algali sono ormai stabili e consistenti dell’ecosistema lacustre vicano è da mettersi in relazione alle attività antropiche che si svolgono nella caldera lacustre in particolare alla monocoltura intensiva della nocciola. Ciò favorisce la riproduzione esplosiva dei cianobatteri a svantaggio di altri microrganismi lacustri: si crea così una massa algale tanto fitta da ridurre anche il passaggio della luce.

Così periodicamente le acque del lago di Vico si tingono di rosso a causa dell’intensa fioritura di questi microrganismi della specie cianobatteri e in particolare della ‘Planktronix rubescens’. Questa rilascia sostanze tossiche dette micro-cistine che hanno anche attività cancerogena. La variante LR è la più studiata da questo punto di vista ed è un promotore tumorale molto potente, classificata come 2B nella scala dei cancerogeni dell’International agency for research on cancer. L’esposizione cronica, anche a basso livello, può correlare con i carcinomi epatici e del colon. Inoltre, questa micro-cistina non è termolabile: non viene distrutta con la bollitura dell’acqua e nemmeno da altre fonti di calore.

L’indice è puntato sulla produzione di nocciole nell’Alto Lazio, attività molto redditizia e diffusa. Intanto, anche in seguito al lancio da parte del Gruppo Ferrero e della sua controllata Ferrero Hazelnut Company, del Progetto Nocciola Italia, le piantagioni sono arrivate a coprire più di 21.700 ettari nella regione. L’obiettivo del colosso dolciario è infatti quello di aumentare del 30% gli ettari dedicati a questa coltura entro il 2025, per garantirsi un approvvigionamento prevalentemente italiano.