L’Italia è al terzo posto, dopo Irlanda e Germania,
tra i maggiori produttori pro-capite d’Europa di rifiuti
da imballaggio e al secondo posto, dopo la
Germania, come riciclatore degli stessi.
Ma la Commissione europea chiede
“meno imballaggi e meno rifiuti di plastica”

Per una volta i lobbisti europei non sono riusciti a fare completamente breccia nella Commissione Ambiente del Parlamento Europeo che, il 24 ottobre, ha approvato il Regolamento sugli Imballaggi (lievemente peggiorativo della proposta originaria). L’obiettivo è ridurre la produzione e lo smaltimento di rifiuti da imballaggio con il riutilizzo di confezioni e packaging. Dai dati Eurostat (che trovate qui) risulta che nel 2021 i rifiuti da imballaggio sono arrivati a quota 188,7 kg pro-capite come media europea, cresciuta ulteriormente di 10,8 kg rispetto all’anno precedente proseguendo il trend generale di crescita osservato dal 2012 con solo una lieve eccezione nel 2018..

Nel periodo 2010-2021 la produzione di tutti i tipi di rifiuti di imballaggio è aumentata, anche se in misura diversa. Gli aumenti relativi più elevati sono stati osservati per i rifiuti di imballaggio in legno, seguiti da plastica, carta e cartone. In termini assoluti, i rifiuti di imballaggio in carta e cartone sono aumentati maggiormente. Il tasso di riciclaggio dei rifiuti di imballaggio è aumentato costantemente dal 2010 al 2016, per poi tornare al livello del 2010 nel 2020 e nel 2021.

Per imballaggio si intende, secondo la Direttiva (UE) 2018/852, qualsiasi materiale utilizzato per contenere, proteggere, manipolare, consegnare o presentare merci. I rifiuti di imballaggio possono provenire da un’ampia gamma di fonti, tra cui supermercati, punti vendita al dettaglio, industrie manifatturiere, famiglie, hotel, ospedali, ristoranti e aziende di trasporto. Articoli come bottiglie di vetro, contenitori di plastica, lattine di alluminio, involucri per alimenti, pallet di legno e fusti sono tutti classificati come imballaggi. I principali materiali di imballaggio sono vetro, carta e cartone, plastica, metalli (alluminio e acciaio) e legno.

 

L’Italia è al terzo posto, dopo Irlanda e Germania, tra i maggiori produttori pro-capite d’Europa di rifiuti da imballaggio (229,9 kg) e al secondo posto, dopo la Germania, come riciclatore degli stessi (160,4 kg pro-capite).Se la proposta della Commissione supererà indenne il vaglio della Plenaria (previsto a metà novembre), prenderà forma il principio “meno imballaggi e meno rifiuti di plastica” e quindi, tra gli altri, entrerà in vigore il divieto di utilizzo di confezioni monouso per frutta e verdura sotto 1 kg; così come non sarà permesso vendere borse di plastica molto leggere (sotto i 15 micron), a meno che non siano necessarie per motivi igienici o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi.

La Commissione europea chiede poi agli Stati membri di ridurre i rifiuti di imballaggio pro capite del 5% entro il 2030 e del 15% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2018, mentre la riduzione dei rifiuti da imballaggio in plastica dovrà essere del 10% entro il 2030, del 15% entro il 2035 e del 20% entro il 2040.