Piccoli segnali che, dinanzi ad una domanda planetaria di cambiamento
possono trasformarsi in un grande movimento di avvio del consumo circolare:
dall’energia, agli alimenti, ai vestiti, senza grande distanza tra produzione e
consumo. La transizione al sistema circolare non è semplice, ma la complessità
sarà un aspetto del futuro ineludibile che comporterà un cambiamento
di mentalità e di costumi

Si apre la COP28 a Dubai: decisione che, assieme a quella di effettuare l’Expo30 in Arabia Saudita, sancisce la prospettiva a cui l’economia di mercato indirizza l’umanità. La finanza guiderà anche le soluzioni sostenibili, con risultati da verificare e – temiamo – non privi di effetti collaterali negativi e imprevedibili, come è sempre successo sinora. In tal modo l’asse economico culturale del pianeta si orienta sempre più verso l’Asia con due possibili strade di sviluppo: quella della “via della seta” cinese o quella indiana, caldeggiata dalle ex-potenze industriali, che passa attraverso il mar Rosso.

Vettore gratuito modello di infografica economia circolare design piattoL’agricoltura e l’alimentazione tornano al centro del dibattito della sessione che discuterà del clima del pianeta e questo è un bene, poiché esse si praticano con organismi viventi che, non essendo il risultato di un sistema lineare, riproporranno la circolarità come modello di sostenibilità. La loro produzione e consumo ritornano nella natura, fatto reso evidente sin dai tempi del DDT. Sappiamo che in questo circolo rientra tutto, poiché solo così si possono giustificare le tracce dell’insetticida nei pinguini dell’Antartide, qualche decennio dopo essere stato distribuito per difendere le produzioni delle pianure statunitensi.

Quindi, dobbiamo sviluppare un’economia circolare se vogliamo dare un futuro sostenibile a chi verrà dopo di noi ma dobbiamo svincolare il sistema di circolarità dalla logica lineare e fordista che permea il sistema dei consumi, in nostro immaginario e la logica del cambiamento da tutti invocata; le discussioni iniziano ad affrontare questo tema.

In un articolo di qualche giorno fa Andrea Urbinati e Pierluigi Zerbino, su Il Sole24ore si chiedevano “Come andare verso una economia circolare efficiente?” Nel titolo dell’interessante articolo (che credo sia stato scelto dal giornale) si centrava il nucleo del problema della trasformazione dell’economia lineare in sistema circolare: come favorire una risposta dei consumatori che sia “efficiente”, tale cioè da non privilegiare prodotti che potrebbero determinare un consumo di risorse, innescando il cosiddetto “effetto rebound”: effetto rimbalzo, definizione medica, che in questo caso riguarda l’effetto dell’immissione di prodotti rigenerati e di seconda mano che potrebbe orientare una reazione opposta di una parte dei consumatori verso l’utilizzo di prodotti “ultimo modello”, nati con materie vergini e procedimenti energivori.

In un’analisi condivisibile sviluppata dagli autori, rilevo però un orizzonte limitato proprio nell’idea di efficienza. L’efficienza di un sistema circolare non è paragonabile a quella di un sistema lineare e non è analizzabile attraverso uno solo o pochi indicatori. L’economia circolare, se sviluppata, dà origine a nuove economie circolari che, a loro volta, possono dare origine ad altre economie circolari, rendendo il sistema complesso e valutabile non solo con un sistema di indicatori di diverso livello, ma anche con reazioni diverse nel corso del tempo. La teoria delle catastrofi (quelle matematiche, non climatiche) può sviluppare una visione del sistema meno ineluttabile per le prospettive a medio lungo termine che presagisce l’articolo.

Smartphone, Computer, TecnologiaPerché dobbiamo pensare che i maniaci dello smartphone ultimo modello o degli abiti alla moda a basso costo “usa e getta” siano una parte costante nel tempo, condizionata solo dall’attuale logica del consumo e non possa ridursi nel numero e nell’influenza culturale o tramutarsi in una parte d’avanguardia del cambiamento, amante dell’utilizzo di abiti usati, smartphone rigenerati, alimenti privi di input chimici di sintesi. È già avvenuto con il fatidico ’68, quando le pubblicità di abiti erano espressione di una “vita casual”, meno ingabbiata nelle tradizioni borghesi e l’uso di cassette di legno della frutta, come scaffali per libri e comodini di camera, dilagava tra gli studenti universitari di tutto il mondo. Non parliamo dei modelli di auto utilitarie, che segnò l’affermazione della FIAT con la 500, della Renault con l’R4, della Citroen con la 2CV, anche nel design assolutamente diverse dai vecchi modelli popolari, imitazioni in scala ridotta dei modelli di auto per ricchi. Un modo di sostenibilità ante litteram che aveva iniziato a rifiutare in maniera semplice, ma evidente, la società della chimica e del cemento; persino nelle canzonette poco impegnate e nazionalpopolari come “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano di qualche anno prima.

Ci sono segnali di questa trasformazione che fanno ritenere in atto questo cambiamento, sul mercato e anche a livello istituzionale. Innanzitutto, il dato statistico di riduzione del tasso di circolarità dal 9,1% del 2018 al 7,2% del 2023, positivo a fronte di un aumento dei consumi globale superiore al 2%. In secondo luogo, le iniziative di sostegno all’acquisto di prodotti riparati o riutilizzati come il “Bonus Réparation” introdotto dal governo francese per scarpe e vestiti usati o la proposta di Rifò, un’azienda italiana produttrice di filati rigenerati, che con il programma “Rifolution” invita ad aumentare la consapevolezza nel consumo.

Risultato immagine per manifestazione donne 25 novembrePiccoli segnali che però, dinanzi ad una domanda planetaria di cambiamento possono trasformarsi in un grande movimento di avvio del consumo circolare: dall’energia, agli alimenti, ai vestiti, senza grande distanza tra produzione e consumo. La transizione al sistema circolare non è semplice, ma la complessità sarà un aspetto del futuro ineludibile che comporterà un cambiamento di mentalità e di costumi.

Qualcuno disse che “Una scintilla può incendiare la prateria” e le donne e i discriminati ci hanno insegnato proprio questo: piccoli tragici episodi, un tempo, ignorati, che hanno innescato grandi movimenti come Black Lives Matter, MeToo o Non Una Di Meno in Italia.

Gianfranco Laccone, agronomo, presidenza nazionale ACU Associazione Consumatori Utenti

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