Riceviamo e volentieri pubblichiamo.
All’indomani del nubifragio di Milano, abbiamo ricevuto la mail
che segue da un nostro lettore che, peraltro, come scoprirete,
è un ipovedente e quindi immaginiamo con quali sforzi ci segua.
Abbiamo deciso di pubblicarla perché, aldilà dei toni, contiene
una denuncia che vogliamo rendere pubblica sullo stato di abbandono
del verde urbano a Milano (ma anche in altre città si sono verificati
analoghi episodi e a Roma ne siamo stati testimoni diretti).
Sull’importanza degli alberi in una città, per la mitigazione della CO2,
degli aumenti della temperatura, e per tanto altro, torneremo ancora.
È una promessa.
ClimateAid Network

Gentilissime/i,
immagino che tutti i vedenti abbiano avuto la possibilità di vedere in TV o altrove nei social e foto i 5000 alberi di Milano strappati dal terreno e caduti, come quei soldati in guerra che muoiono sotto le bombe, caduti sulle lapidi delle loro tombe: auto, strade, marciapiedi, cemento, asfalto e sotto l’asfalto i tunnel degli scavi per le fognature, i canali delle acque piovane, i tubi dell’acqua potabile, i cavi telefonici, i cavi elettrici, le tubazioni del gas e tutto il resto, che con una frequente regolarità delinquenziale gli umani del progresso idiota ed ipocrita, continuano impuniti a tagliare le radici agli alberi e capitozzare le loro cime.
Voi vedenti avete visto tronchi maestosi con un apparato radicale “inconsistente”. Anche una persona non esperta capisce che quello che ora si vede NON può essere un apparato radicale completo. Ed infatti è così. Gli alberi sono caduti perché le loro radici sono state massacrate ripetutamente dagli scavi e dai rifacimenti profondi dei manti stradali.
Un vero e proprio esercito di delinquenti continua, non solo a non voler capite nulla della importanza vitale degli alberi, ma li tratta come “oggetti ingombranti” dell’arredo urbano. I responsabili di questo andazzo, iniziato decenni fa, moriranno bruciati.
Come oggi muoiono bruciati vivi operai o braccianti costretti a lavorare per un pugno di farina con temperature da forno crematorio, domani (ovvero nei prossimi anni) a morire bruciati vivi ci troveremo tutti. E allora qualcuno si riparerà in alta montagna o si farà una tenda-letto alla base di una quercia di un bosco accessibile e non ancora recintato dal filo spinato.
Sì, dobbiamo piantumare miliardi di alberi e proteggerli in superficie anche con il filo spinato e con sensori che ci possano avvisare delle aggressioni, anche sotterranee, che subiscono da parte della delinquenza umana.
A quegli umani che continuano a fare la guerra agli alberi, io rispondo così: divento un soldato a difesa degli alberi e mi adopero a formare un esercito, alleato attivo degli alberi.
Sì, non si tratta di un partito o di una associazione, ma di un esercito civile volontario alleato degli alberi e di tutti i viventi che continuano ad essere massacrati con violenza senza tregua. Un esercito pacifico che da un nome ad ogni pianta, che la aiuta a vivere libera, che la ama.
Io non scherzo.
La Protezione civile rappresenta un modello di intervento superato. È necessaria la Prevenzione civile volontaria con un proprio esercito non armato e pacifico alleato del vivente a cominciare dagli alberi.
Mi auguro che gli amici di ClimateAid Network  inizino una riflessione in questa direzione.
Buona serata

Mail firmata


Iscriviti alla NewsLetter