Ecosia il motore di ricerca “ambientalista” che pianta gli alberi.
Nata in Germania nel 2009, l’azienda finora ne ha piantati
oltre 65 milioni in tutto il mondo

In un un’epoca così interessata a Greta Thunberg, alla sua battaglia per combattere il surriscaldamento globale e l’impazzito cambiamento climatico che sta interessando un po’ tutto il mondo, le coscienze dei popoli sembrano essere in una leggera fase di risveglio.  A fine agosto, quando le notizie sull’incendio in Amazzonia imperversavano sui vari media e su internet, molti utenti della rete hanno rispolverato le loro identità ambientaliste ricordandosi che avrebbero potuto attivamente contribuire in qualche modo alla salvaguardia del pianeta.

Naturalmente pensare all’internauta come ad un ambientalista è a tutti gli effetti un ossimoro: recenti studi dimostrano che il web è responsabile di circa il 2% di tutte le emissioni di CO2 mondiali pari a 380 milioni di anidride carbonica. Alex Wissner-Gross, fisico dell’Università di Harvard, con i suoi studi recenti, ha dimostrato che ogni semplice ricerca sul web sarebbe responsabile dell’immissione nell’atmosfera di 7 grammi di CO2 , ai quali si sommerebbero altri 0,02 grammi per ogni secondo di navigazione su Internet. Spedire una semplice mail corrisponde ad un’emissione di 4 grammi, tutte azioni che quotidianamente ognuno di noi compie con grande automatismo e leggerezza.

La recente catastrofe amazzonica, assommata al continuo disboscamento ha risvegliato la coscienza ambientale che, seppur ancora ben lontana dal miglioramento dall’impronta ecologica, ha messo in evidenza la necessità sempre più urgente di riforestare il pianeta. Riforestazione alla quale anche l’internauta, per ripulirsi la coscienza, può partecipare attraverso le sue ricerche su internet usando Ecosia il motore di ricerca nato in Germania nel 2009 (https://www.ecosia.org/) e che proprio nell’ultimo mese ha avuto un’impennata di popolarità e di download delle sue app ed estensioni per browser. Il numero di installazioni di Ecosia è aumentato del 1.150%, come dichiarato dall’azienda stessa: 250mila download in 24 ore a fronte di una media quotidiana che fino a quel momento era di circa 20 mila download giorno, oltre dieci volte di meno. “È ovvio che siamo molto contenti per ogni utente che sceglie Ecosia al posto di Google e per questo boom di popolarità che arriva dopo anni di crescita continue e costante” dice in un comunicato ufficiale Génica Schäfgen, responsabile di Ecosia per la Germania. “La situazione, per non è assolutamente delle migliori: siamo davvero molto impauriti e preoccupati per l’Amazzonia e per l’intera dinamica del cambiamento climatico”.

Solo 45 clic per un nuovo albero

Per presentare agli utenti i risultati delle ricerche, Ecosia combina un algoritmo proprietario e la tecnologia di Bing, il motore di ricerca di Microsoft con cui la compagnia ha stretto un accordo. I suoi ricavi, esattamente come per gli altri players delle ricerche, derivano dalla pubblicità. Ogni qualvolta qualcuno clicca su uno degli avvisi pubblicitari presentati vicino ai risultati, Ecosia incassa qualche centesimo. A differenza dei competitors, l’azienda non distribuisce dividendi ma investe l’80% dei suoi profitti, corrispondenti a poco meno della metà delle entrate totali ovvero il 47%, nella piantumazione di alberi in diverse aree del mondo.

Secondo i calcoli della società, per finanziare la messa a dimora di un albero bastano in media 45 ricerche: un numero che molti raggiungono in un solo giorno, o addirittura in poche ore. Attualmente, gli utilizzatori di Ecosia nel mondo sono circa 8 milioni, per la maggior parte europei: tedeschi, francesi e britannici in testa. Il suo utilizzo sta crescendo rapidamente anche negli Stati Uniti, in parte grazie alle iniziative di alcuni gruppi di studenti come ad esempio quelli della Ohio State University, che hanno lanciato un progetto per chiedere di far installare Ecosia quale motore di ricerca di default su tutti i computer dell’ateneo, oltre a ricordare l’accordo con Microsoft per Bing motore in crescita negli USA.

Oltre 70 milioni di alberi

In dieci anni l’azienda ha piantato oltre 70 milioni di alberi, 2,2 dei quali nella foresta Amazzonica e in quella Atlantica, la sua “sorellina piccola”, secondo il fondatore e ad di Ecosia, Christian Kroll. I dati della piantumazione sono continuamente aggiornati attraverso un contatore in real time che possiamo trovare sulla homepage del sito. Dal 2013 al 2014 Ecosia ha donato invece a The Nature Conservancy oltre 750 mila euro, mentre dal 2015 è iniziato il finanziamento della riforestazione in Burkina Faso come parte del progetto “Great Green Wall”. Ad oggi Ecosia lavora con numerose organizzazioni per piantare alberi in 16 paesi diversi, individuando di volta in volta i più importanti centri di biodiversità. La compagnia pubblica il proprio report finanziario ogni mese sul proprio sito web in un’ottica di grande trasparenza. Ecosia è certificata “corporazione benefica” da B-labs, organizzazione no-profit statunitense, ed è “CO2 -negative” nel senso che vengono azzerate le emissioni di anidride carbonica causate dai server, dagli uffici e dai dispositivi degli utenti. Certificazione rilasciata alle imprese con elevati standard di sostenibilità ambientale e sociale. In ogni luogo, oggetto di intervento di Ecosia, la compagnia stessa lavora a stretto contatto con partner locali in modo da accelerare i processi decisionali e pubblica regolarmente sia gli aggiornamenti sullo stato dei progetti illustrando come vengono investiti i guadagni. Molto interessante è il controllo a posteriori che la società stessa opera per assicurarsi che gli alberi rimangano effettivamente dove sono stati collocati, infatti Ecosia ha un Chief tree-planting officer che visita regolarmente i siti e utilizza immagini satellitari per monitorare le aree coinvolte.

Federico Bigagli, Autor del magazine Ambiente

(*) Articolo pubblicato sull’ultimo numero del magazine Ambiente Comunità Sostenibili.
Lo ripubblichiamo per gentile concessione.