Avremmo voluto pubblicare, come tradizione di questo blog, il link al sito web Climate.gov, un sito statunitense che per oltre un decennio ha rappresentato la porta d’accesso a dati e strumenti sul cambiamento climatico con dati aggiornati su gas serra, Co2, gelo artico, temperature superficiali, innalzamento del livello del mare, e altri indicatori chiave.
Ma è stato praticamente smantellato dall’amministrazione Trump. A fine maggio 2025 la NOAA ha licenziato quasi tutto lo staff che lo gestiva, trasferendo i contenuti in pagine secondarie del portale istituzionale. Un ridimensionamento che ha reso più difficile trovare e consultare rapporti fondamentali come la National Climate Assessment, suscitando proteste tra scienziati e attivisti.
Ma la storia non si è fermata lì. Poche settimane dopo, un gruppo di ex-redattori guidati da Rebecca Lindsey ha deciso di reagire lanciando Climate.us, un progetto indipendente e non-profit che punta a recuperare lo spirito e la funzione del sito originale. Grazie a donazioni, hosting gratuito e crowdfunding, il nuovo portale sta ricostruendo la banca dati e sviluppando strumenti pratici per comunità e amministrazioni locali. Non solo: il team intende sfruttare anche canali innovativi, dai social a collaborazioni con scuole e associazioni.
Il passaggio da Climate.gov a Climate.us racconta bene il momento politico e culturale che vivono gli Stati Uniti. Da un lato, la riduzione del ruolo delle istituzioni federali nella comunicazione climatica; dall’altro, la capacità della società civile di organizzarsi per difendere e rilanciare l’accesso a informazioni cruciali. Un segnale chiaro: il bisogno di conoscenza e trasparenza sul cambiamento climatico non può essere messo a tacere da decisioni politiche.
Il nuovo sito è attualmente in costruzione, noi l’attendiamo per rilanciarlo qui.
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